novembre 14

Terza persona limitata o terza persona onnisciente?

lettori03 Quando la voce narrante in terza persona è talmente immersa nel protagonista da limitare la sua azione e i suoi pensieri a quell’unico personaggio, si parla di terza persona limitata. Qualcuno preferisce usare il termine terza persona immersa. Il limite del protagonista, in questo caso, è che non è in grado di raccontare il punto di vista degli altri, né di conoscere i loro pensieri.

Il vantaggio di questo modo di narrare sta, in primo luogo, nel distacco dell’autore dal protagonista. Quest’ultimo può presentare e commentare gli altri personaggi coinvolti nella vicenda dal suo punto di vista, senza con ciò implicare la responsabilità dell’autore. Questo almeno in teoria, visto il lettore tende spesso a confondere autore e narratore, ruoli che dovrebbero, invece, rimanere ben separati. Da ultimo, non impedisce quel fondamentale percorso di identificazione del lettore nelle vicende e nella psicologia del protagonista.

Non da ultimo, il vantaggio della chiarezza. L’autore che scrive in terza persona onnisciente, ovvero che spazia liberamente da un personaggio all’altro, rischia continuamente, se non sta attento, di confondere il lettore. Un problema che molto più difficilmente si presenta a chi parla tramite un solo protagonista. Il romanzo scritto in terza persona onnisciente corre, infine, un altro rischio, quello di costringere il lettore entro binari troppo stretti, togliendogli il gusto di farsi un’idea personale. Ciò non toglie che la terza persona vada obbligatoriamente usata nel caso si debba far conoscere le pulsioni interne di più di un personaggio.

 

Ti è piaciuto questo articolo? clicca sui pulsanti qui sotto per condividerlo con chi conosci



Copyright Claudio Aita. Tutti i diritti riservati

Posted 14/11/2015 by Claudio in category "Il narratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *