luglio 10

Nulla dies sine linea. È la costanza che fa lo scrittore

UNulla dies sine linea. È la costanza che fa lo scrittorena domanda che, sicuramente, non ha una risposta è la seguente: Si può insegnare a scrivere?

Probabilmente no, soprattutto nel senso che non si può insegnare il talento. O ce l’hai o non ce l’hai. La capacità di scrivere, però, come molte altre qualità della persona, si può educare, si può far crescere. In questo senso la risposta alla domanda di cui sopra può essere la seguente: Forse non si può insegnare a scrivere. Sicuramente si può imparare a scrivere. Con quell’umiltà, ovviamente, che è il primo gradino verso la conoscenza, come ben sapevano, o avrebbero dovuto sapere, i monaci benedettini.

Resta da stabilire cosa sia il talento. Ma qui ci avventuriamo in un terreno minato. Personalmente, non avrei sottomano una definizione esatta di questo termine. Però quando leggo un libro e rimango rapito dalla qualità di scrittura di un autore, dalla sua capacità di creare atmosfere, di dipingere personaggi, quando mi sfugge un’esclamazione di meraviglia, di godimento estetico per qualcosa che ho letto e che lascia il segno… beh, se questo non è talento è qualcosa che gli si avvicina molto. Continue reading

novembre 13

Cosa dobbiamo sapere prima di proporre il nostro libro a un editore

libreriaHo spesso l’impressione che quando uno scrittore, specialmente alle prime armi, pensa ad un editore non abbia molto chiaro chi e cosa ha di fronte. Se dobbiamo interfacciarci con un editore, una libreria, un operatore del settore librario dobbiamo sgombrare la mente da molte idee da giudizi non aderenti alla realtà.

Per prima cosa, quello dell’editore, se si fa eccezione per i grandi gruppi industriali che stanno fagocitando il mercato, non è un mestiere remunerativo. Se davanti a voi avete il titolare di una piccola o media casa editrice, vi trovate di fronte una persona che tira avanti con grande difficoltà e che, spesso non è in grado di percepire uno stipendio se non saltuario. Paga con difficoltà i collaboratori, molti esterni. Va leggermente meglio, ma solo leggermente, nel caso che l’editore sia anche contemporaneamente uno stampatore. In questo caso, però, è facile che l’interesse verso la qualità e la distribuzione del prodotto libro soccomba a quello, ben più banale, di far girare le macchine di stampa. Un editore di questo genere tenderà, per sua natura, a chiedere il contributo per la pubblicazione, non importa se il cliente è un ente, un’azienda o un privato. Continue reading