novembre 5

Scrivere un romanzo storico. Alcune riflessioni sparse – Prima parte

Cari amici, in queste righe cercherò di mettere assieme, con un minimo di coerenza, le tante riflessioni fatte sul romanzo storico. Croce e delizia per ogni scrittore, per la sua difficoltà (vista anche la necessità di documentazione che altri generi hanno in maniera molto minore). Difficoltà amplificate se quello che ambientiamo in un passato è un thriller con le sue logiche proprie e con le sue ulteriori complicazioni. Ma che, se riuscito, può dare grandi soddisfazioni.

Cominciamo dai concetti più generali. Anzitutto, lo scrittore racconta storie, ovvero “frottole” ma lo dice con quella serietà che contraddistingue chi racconta il vero. L’aria seria di chi dice la verità serve a stabilire con il lettore un patto (patto finzionale) in virtù del quale, chi legge prende per vero quello che lo scrittore gli sta raccontando (v. infra).

Ogni volta che uno scrittore inventa una storia, crea un “mondo possibile che non è quello reale anche se può assomigliargli molto. Anche il romanzo più realistico, essendo frutto di finzione, è ambientato in un mondo diverso da quello vero. Quindi non è mai esattamente quello vero. La completa veridicità della narrazione, senza alterare nulla è quella della biografia e della cronaca, non del romanzo. Ma anche in questo caso, siamo davvero sicuri di dire il vero? Ovvero che le nostre fonti siano completamente affidabili e che non siamo costretti ad agire per supposizioni e interpolazioni?

La sola introduzione di un personaggio di fantasia in un contesto reale trasforma il mondo della storia in un “mondo possibile”. Lo stesso avviene quando si utilizzano personaggi storici e li si collocano nel loro corretto contesto ma li si fa compiere azioni non attestate storicamente come avviene nel caso di romanzi nei quali questi personaggi si trovano a svolgere l’attività di investigatore (Leonardo da Vinci in La misura dell’uomo di Marco Malvaldi, Dante Alighieri in I delitti del mosaico di Luca Leone, Aristotele in Aristotele investigatore di Margaret Doodey e così via.

Un mondo possibile si definisce per un insieme di regole che lo caratterizzano. Parlando di scrittura, queste regole stabiliscono quali comportamenti possono essere creduti dal lettore e quali vengono invece respinti perché considerati incoerenti. In una storia che parla dei combattimenti della prima guerra mondiale, non posso normalmente far intervenire Batman perché i due mondi (quello realistico della guerra e quello fantasioso di Gotham City) non vengono reputati compatibili. Questo, almeno, per il romanzo storico in senso stretto. Se invece, nell’ambito di un racconto scritto con i canoni dello urban fantasy, faccio agire divinità nordiche come Thor nella New York di oggi, nessuno ha da ridire perché si tratta di una scelta coerente con le regole di quel tipo di narrazione.

Il narratore, creando il mondo possibile nel quale si svolge la storia, chiede al lettore di “sospendere l’incredulità” ovvero di assumere per vero ciò che sta per raccontargli. È quello che viene chiamato “contratto di veridizione” o “patto finzionale” e generalmente si stabilisce nei primi passaggi del racconto attraverso la descrizione dei luoghi, dei personaggi, delle loro abitudini e così via. Non per nulla, ad esempio, le favole iniziano spesso con “C’era una una volta in un paese lontano”… gli eventi si svolgeranno in un “non qui” e in un “non ora”. Questo patto viene mantenuto normalmente tale per tutta la narrazione ed è esso a determinare le regole che strutturano il mondo possibile.

I vincoli di coerenza determinati dal “contratto di veridizione” vanno rispettati per non perdere la fiducia del lettore. Nel caso di un mondo di tipo realistico, questi limiti sono gli stessi vincoli fisici, chimici, biologici, sociali, storici che determinano la nostra vita quotidiana. Ci vuole coerenza, soprattutto quando si parla di romanzi o thriller storici. Il lettore ha rinunciato all’incredulità e prende per vero quello che gli state raccontando. Eppure basta un dettaglio, un piccolo particolare sbagliato per denunciare la finzione per quella che è e rompere quel rapporto di fiducia faticosamente conquistato. Insomma, per incrinare definitivamente la magia della narrazione.

Per far sì che il lettore vi segua nei vostri voli pindarici, bisogna che li ancoriate saldamente alla realtà, fornendo informazioni corrette. Se si fa estrema attenzione ai dettagli, il lettore vi seguirà anche quando racconterete che il protagonista ha visto un fantasma.

Un problema a parte è costituito dal fatto che non tutti i lettori sono in grado di interpretare correttamente il testo e il “patto finzionale”. Questo vale sicuramente per quello che viene identificato come Lettore Modello, ovvero quello che possiede un insieme di conoscenze sufficiente per approcciarsi correttamente al testo. Ma questa non è la regola. Può capitare addirittura che il lettore prenda per buono quanto è invece parto della fantasia. Per questo è bene spiegare con la massima chiarezza possibile quei concetti o quelle nozioni che possono non essere conosciuti da tutti. Anche se questo può, talvolta, appesantire il ritmo della narrazione. Ma i dialoghi servono anche a questo.
Non è detto che, in certi casi, l’adesione alla realtà debba essere totale. Alcune (piccole!) libertà si possono prendere purché non stravolgano il contesto storico. E soprattutto senza modificare cognizioni che sono universalmente riconosciute come acquisite.

Ma cos’è esattamente  il romanzo storico? Secondo la angloamericana Historical Novel Society, un romanzo storico, per essere tale,

“deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti, o deve essere stato scritto da qualcuno che all’epoca di tali eventi non era ancora nato e che quindi si è accostato a essi tramite ricerche”.

La Historical Novel Society comprende nel genere “romanzo storico” anche il “romanzo ucronico”. Come tale si intende un genere di narrativa basata sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale (Ad esempio, cosa sarebbe successo se Hitler non avesse perso la guerra?).

Il romanzo storico nasce in Europa nel terzo decennio dell’Ottocento sulla scia dello straordinario successo dei libri di Walter Scott (1771-1832), Ivanhoe (1819) e Quentin Durward (1823), in un contesto reso favorevole dall’affermarsi dell’ideologia romantica.

Secondo uno dei padri del genere, Alessandro Manzoni (1785-1873): “Il romanzo storico è un componimento misto di storia e invenzione

Quanta storia e quanta invenzione dipende dal gusto del pubblico del momento e dalla fantasia dell’autore. In ogni caso, la storia può diventare un pretesto per riflettere sul presente ed essere una metafora del domani. Questo lo aveva già capito il Manzoni che nei Promessi Sposi, pur ambientando la vicenda nel Seicento, utilizza la vicenda anche per una critica della situazione del suo tempo e per auspicare un rinnovamento della situazione politica.

In definitiva, il rigore dell’ambientazione storica, per un romanzo storico, è d’obbligo. Ma la ragione e il buon senso devono guidare lo scrittore nell’individuare non solo le differenze, ma anche le somiglianze di caratteri e sentimenti che uniscono il presente con il passato. Le persone e le situazioni sono forse diverse, ma le passioni, l’amore, l’odio e via di questo passo, sono sempre gli stessi sentimenti che ispirano l’uomo e ne determinano l’azione.

(…continua)



Copyright Claudio Aita. Tutti i diritti riservati

Posted 05/11/2019 by Claudio in category "Il romanzo storico

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