settembre 17

Ken follett e la routine

ken follett e la routine della scritturaMi è ricapitata in mano l’intervista che Ken Follett ha rilasciato a La Lettura del Corriere della Sera in occasione della recentissima uscita del suo nuovo libro “La colonna di fuoco”. A prescindere da qualsiasi altra valutazione, compresa l’accusa di delegare il lavoro di ricerca storica ad agenzie specializzate, è innegabile che Follett (anche per la quantità di libri venduti) possa essere considerato un “maestro” per gli aspiranti scrittori. Mi ha però colpito il fatto che uno degli autori più importanti al mondo consideri la routine, intesa nel senso di autodisciplina, uno dei segreti del suo successo, cosa che non mi stanco mai di ripetere.

«Come si crea un bestseller?»
«Disciplina e concentrazione. Per me la routine è fondamentale. Studiare, pianificare, scrivere, la mattina dopo rileggere quello che ho scritto e riscriverlo. Ho i miei trucchi. Ad esempio, la mia seconda stesura non è una rielaborazione della prima. Ribatto tutto, dalla prima all’ultima parola».

«Perché?»
«Perché a volte quando leggo quello che ho scritto mi dico, ah però, bello. È solo quando ribatto ogni lettera, che mi rendo conto di come migliorare il testo».

Quindi, se lo dice Ken Follett, credeteci. L’arte (o il mestiere, se preferite) di scrivere è soprattutto metodo, fatica, costanza e programmazione. “routine”, in altri termini. Soprattutto se vi volete proporre come scrittore professionista. I contratti con gli editori prevedono scadenze, lunghezze standard (la carta costa!). Anche se siete alle prime armi, ma coltivate ambizioni, dovete togliervi di mente il mito dello scrittore che scrive di getto ispirato dalla musa. La scrittura è altro: fatica, spesso anche noia. E se non abbiamo un metodo e una scaletta, sarà più difficile sfondare in un mondo sempre più difficile e competitivo.

novembre 17

In principio era il verbo…. il tempo della narrazione

libri04Osservate qualsiasi testo. Noterete che il tempo maggiormente impiegato è il passato remoto. Più raramente, vengono utilizzati il presente e il passato remoto. Questo perché, in primo luogo, il passato remoto permette di raccontare la vicenda con il necessario distacco (vi ricordate la differenza fra autore e narratore?).

Il passato remoto è il tempo “normale” per parlare al passato. L’imperfetto, invece, dà l’idea di qualcosa che si prolunga nel tempo, della durata e, di conseguenza, rallenta il tempo della narrazione. Viceversa, il ritmo accelera se nel mezzo del testo si inserisce il presente che fa percepire gli eventi come immediati.
Un esempio del genere, con una contaminazione voluta fra imperfetto e presente, lo troviamo nel classico Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Continua a leggere

novembre 15

Per chi scriviamo, in fin dei conti?

scrivere03Non mi stanco mai di ripetere che, prima di prendere una penna in mano (o di pigiare il primo tasto sulla tastiera) dobbiamo chiederci per chi, in definitiva, stiamo scrivendo. A quale interlocutore ci rivolgiamo? Quale è il nostro lettore ideale?

Ho l’impressione che tanti scrittori alle prime armi che si accingono, ad esempio, a scrivere le loro vicende personali, non abbiano ben chiaro in mente che, se il loro obiettivo è quello di giungere alla pubblicazione, la scrittura è anche un’operazione commerciale. A meno che voi non vi presentiate con un assegno stretto fra i denti, l’editore al quale vi rivolgerete farà delle scelte fondate sulla sua esperienza e sulla sua percezione del mercato librario. Se, beninteso, non scriviate per voi stessi, dovete considerare che il frutto della vostra fatica possa interessare un pubblico potenziale. Chiedetevi perché dovrebbe spendere soldi per acquistare il vostro libro. Voi lo fareste? Continua a leggere

novembre 12

Sbloccare il blocco

Vallombrosa01Quell’espressione innominabile, quel mostro che popola gli incubi di ogni scrittore. Mi riferisco al cosiddetto “blocco dello scrittore”, alla pagina bianca che rimane tale a dispetto di ogni tentativo. La frustrazione di chi scopre di non riuscire a dire niente.

Nei vari manuali di scrittura e nei blog ho letto molti consigli su come superarlo. C’è chi invita a pensare ad una parola a caso e a concentrarsi su di essa per giungere a quello che ci interessa. Chi consiglia di cominciare a pensare al protagonista e, tramite termini anche stridenti, disegnarne un profilo. In entrambi i casi, quello che si è scritto può anche essere eliminato successivamente. Ciò che importa è aver rotto gli indugi. Continua a leggere

novembre 11

Show, don’t tell!

scrivere01“Show don’t tell”, che in italiano si traduce con “Mostra, non raccontare” è una delle regole fondamentali della scrittura creativa. Questo perché far vedere come stanno le cose è molto più efficace che dirlo. Una scena vale più di mille parole.

Si può comunicare con effetto tramite dialoghi, gesti, azioni, piccoli dettagli, evocazioni. E farlo con immediatezza, senza costringere il lettore a pensare secondo schemi già definiti dall’autore, come quando si racconta una storia. Potrà così farsi una sua idea ed essere, di conseguenza, maggiormente coinvolto nella trama. Continua a leggere