settembre 17

Ken follett e la routine

ken follett e la routine della scritturaMi è ricapitata in mano l’intervista che Ken Follett ha rilasciato a La Lettura del Corriere della Sera in occasione della recentissima uscita del suo nuovo libro “La colonna di fuoco”. A prescindere da qualsiasi altra valutazione, compresa l’accusa di delegare il lavoro di ricerca storica ad agenzie specializzate, è innegabile che Follett (anche per la quantità di libri venduti) possa essere considerato un “maestro” per gli aspiranti scrittori. Mi ha però colpito il fatto che uno degli autori più importanti al mondo consideri la routine, intesa nel senso di autodisciplina, uno dei segreti del suo successo, cosa che non mi stanco mai di ripetere.

«Come si crea un bestseller?»
«Disciplina e concentrazione. Per me la routine è fondamentale. Studiare, pianificare, scrivere, la mattina dopo rileggere quello che ho scritto e riscriverlo. Ho i miei trucchi. Ad esempio, la mia seconda stesura non è una rielaborazione della prima. Ribatto tutto, dalla prima all’ultima parola».

«Perché?»
«Perché a volte quando leggo quello che ho scritto mi dico, ah però, bello. È solo quando ribatto ogni lettera, che mi rendo conto di come migliorare il testo».

Quindi, se lo dice Ken Follett, credeteci. L’arte (o il mestiere, se preferite) di scrivere è soprattutto metodo, fatica, costanza e programmazione. “routine”, in altri termini. Soprattutto se vi volete proporre come scrittore professionista. I contratti con gli editori prevedono scadenze, lunghezze standard (la carta costa!). Anche se siete alle prime armi, ma coltivate ambizioni, dovete togliervi di mente il mito dello scrittore che scrive di getto ispirato dalla musa. La scrittura è altro: fatica, spesso anche noia. E se non abbiamo un metodo e una scaletta, sarà più difficile sfondare in un mondo sempre più difficile e competitivo.

novembre 27

Il personaggio come chiave per coinvolgere il lettore

Il personaggio come chiave per coinvolgere il lettoreUna storia deve essere vissuta da qualcuno. E questo qualcuno deve essere sufficientemente interessante da attirare l’attenzione di chi legge e da fargli desiderare di identificarsi con lui. Per raggiungere questo scopo, bisogna che esso sia riconoscibile dal lettore, che abbia dei tratti in comune con lui e con la sua esperienza, sia esso un monaco medievale, un abitante di New York, un alieno o un supereroe. Anzi, in quest’ultimo caso, è bene che abbia anche qualche punto debole. Nessuno di noi è invincibile e perfetto e un personaggio del genere risulterebbe alla fine, decisamente noioso oltre che al di fuori della nostra portata. Achille deve avere un tallone vulnerabile e Superman la sua kryptonite. Se il lettore non si identifica nel personaggio, non ci sarà sufficiente tensione e, di conseguenza, il romanzo sarà destinato al fallimento. Continua a leggere

gennaio 7

La revisione: quando, come e perché

  1. La revisione: quando, come e perchéAvete messo l’ultimo, fatidico punto. E non vedete l’ora di far leggere la vostra opera agli amici e magari, dopo una “riguardatina”, a qualche editore. Volete un consiglio? Non fatelo!

Il vostro lavoro non è finito, anzi è ancora ben lontano dalla conclusione. Quello che vi ritrovate per le mani è ancora materiale grezzo, una brutta copia, una prima stesura. C’è ancora molto da lavorare. E dovete farlo bene, perché senza una seria e attenta revisione rischiate di vanificare tutta la fatica fatta finora. E di ridurre al lumicino le vostre possibilità di essere pubblicati. Non basta una rilettura. Molti errori, incongruenze, problemi formali e nella trama continueranno a esserci. Nonostante tutti i vostri sforzi. Capita a tutti gli scrittori, anche a quelli più esperti. Per quante riletture facciate, non potrete mai venirne a capo. Per questo è importante affidare la revisione a qualche persona esterna, un amico competente, un editor, l’editore stesso che accetta di pubblicare. Ma non potrete essere voi. Ma prima di procedere in questo senso, dovete lavorare su questa benedetta (o maledetta) prima stesura. Continua a leggere

gennaio 3

Nuclei, indizi e ritmo narrativo

Nuclei, indizi e ritmo narrativoRiprendendo quanto abbiamo detto nel post di ieri, dobbiamo essere consapevoli che quando scriviamo, dobbiamo impiegare testi che abbiano un significato diverso all’interno della struttura del racconto. I significati narrativi (o funzionali) in senso stretto, quelli che fanno procedere il racconto, tendono a concentrasi in alcuni punti ben determinati, i nuclei, e solo in misura molto minore e decrescente nelle catalisi e negli indizi. Quelli referenziali, o informativi, risultano concentrati soprattutto negli informanti, ma si ritrovano anche nelle altre unità. Continua a leggere

gennaio 2

Il testo non è una superficie uniforme: funzioni, indizi, informanti

Il testo non è una superficie uniforme: funzioni, indizi, informantiQuello che sembra uniforme ad un lettore disattento, non lo è per un occhio allenato. Ci sono alcune parti della narrazione che sono fondamentali per la comprensione del racconto, altre che possono essere saltate senza compromettere la lettura. Possiamo affermare, quindi, che un testo letterario non è uniformemente significante. Alcune parti contribuiscono al “procedere” della vicenda, sono più significative, altre hanno altre finalità. Tutte, però, assolvono ad una funzione nel contesto della narrazione, intendendo con il termine “funzione”, in maniera approssimativa, l’unità minima narrativa. Possiamo anche dire, sempre semplificando, che una funzione è un’azione compiuta da un personaggio. Continua a leggere

novembre 24

Una trama o molte trame? Il programma narrativo di base

Una trama o molte trame? Il programma narrativo di basePropp, in quel testo fondamentale scritto nel 1928, la Morfologia della fiaba, ha individuato un’unica tipologia di narrazione che accomuna tutte le favole russe. Nei suoi studi ha identificato un numero limitato, trentuno per l’esattezza, di “funzioni“, intendendo con tale termine l’operato di un singolo personaggio che opera in un singolo contesto per lo svolgimento della storia.

Cosa c’entra uno studio di folklore e la fiaba, per giunta russa, con la narrazione? Il fatto è che, secondo Propp, le funzioni sono non solo limitate, ma la loro successione è sempre identica. Insomma, lo svolgimento degli eventi, la trama, non cambia mai. Continua a leggere

novembre 21

Fabula, intreccio, flash-back e… Ulisse

Fabula, intreccio, flash-back e... UlissePerdonatemi per il post un po’ più “scolastico” del solito, ma rispondo con piacere ad una domanda che mi è stata rivolta sulla struttura di un testo narrativo. Per scrivere un racconto o un romanzo bisogna immaginare una successione di azioni e di eventi coordinati logicamente fra di loro e disposti secondo un ordine cronologico.

Per rendere meglio l’idea, mi rifaccio ad un esempio chiaro per tutti: quello dell’Odissea, ovvero il poema attribuito ad Omero che racconta il peregrinare di Ulisse da Troia per tornare alla sua terra, Itaca.
Ebbene, la vicenda se raccontata in ordine cronologico, si svolgerebbe seguendo man mano le tappe del viaggio del nostro eroe fino a farlo giungere in patria, uccidere i Proci, farsi riconoscere da Penelope e così via. L’ordine appena posto era quello che Aristotele definiva fabula, mentre gli anglosassoni preferiscono il termine story. Un fatto, una scena, dietro l’altro nel loro avvicendarsi naturale. Continua a leggere

novembre 20

Scrivi quello che conosci!

lettori05 Una delle prime cose che dico in un laboratorio di scrittura (a proposito, vi siete già iscritti?) è quello che per me è un concetto basilare: “Non scrivete su argomenti che non conoscete”.
Sembrerebbe un’affermazione ovvia, ma non lo è. Prima di cominciare a pensare ai personaggi e alla trama, dobbiamo essere certi di conoscere pienamente l’argomento del quale andiamo a parlare. Non posso scrivere un giallo se non ho un minimo di cognizioni di balistica se parlo di armi di fuoco, di procedure investigative se il mio investigatore è un poliziotto, di quel periodo storico se mi accingo a scrivere un romanzo storico. E via di questo passo. Quindi, per prima cosa, documentatevi! E molto! Continua a leggere

novembre 19

Appunti sul personaggio-investigatore

scrivere04L’investigatore, il protagonista indiscusso del giallo, deve avere una personalità ben definita. Ormai, gli investigatori “tutti d’un pezzo”, infallibili e dotati di un’intelligenza superiore hanno fatto il loro tempo. Il lettore d’oggi pretende un personaggio più vicino a lui, con le sue caratteristiche, con una vita privata spesso problematica, con le sue debolezze e i suoi vizi. Insomma, qualcuno con cui meglio identificarsi.

Già Sherlock Holmes, nonostante la sua spietata lucidità, assume cocaina e morfina per combattere la depressione. Ma senza arrivare a tanto, Montalbano ha una storia sentimentale non semplice e ha una predilezione per la buona cucina; Maigret ama il calvados e la pipa; Nero Wolfe è un ottimo cuoco e coltiva orchidee nella sua abitazione newyorkese che non abbandona quasi mai. Pensiamo a cosa sarebbero i racconti di Agatha Christie senza le macchiette geniali di Hercule Poirot, con i suoi baffi, e Miss Murple.
Fino ad arrivare agli investigatori scandinavi sempre più problematici e in conflitto con un ambiente spesso ostile e degradato. Cito solo Henry Hole, il prodotto della penna del norvegese Jo Nesbo, il cui genio investigativo si scontra quotidianamente con la dipendenza dall’alcol. Continua a leggere

novembre 17

In principio era il verbo…. il tempo della narrazione

libri04Osservate qualsiasi testo. Noterete che il tempo maggiormente impiegato è il passato remoto. Più raramente, vengono utilizzati il presente e il passato remoto. Questo perché, in primo luogo, il passato remoto permette di raccontare la vicenda con il necessario distacco (vi ricordate la differenza fra autore e narratore?).

Il passato remoto è il tempo “normale” per parlare al passato. L’imperfetto, invece, dà l’idea di qualcosa che si prolunga nel tempo, della durata e, di conseguenza, rallenta il tempo della narrazione. Viceversa, il ritmo accelera se nel mezzo del testo si inserisce il presente che fa percepire gli eventi come immediati.
Un esempio del genere, con una contaminazione voluta fra imperfetto e presente, lo troviamo nel classico Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Continua a leggere