novembre 12

Sbloccare il blocco

Vallombrosa01Quell’espressione innominabile, quel mostro che popola gli incubi di ogni scrittore. Mi riferisco al cosiddetto “blocco dello scrittore”, alla pagina bianca che rimane tale a dispetto di ogni tentativo. La frustrazione di chi scopre di non riuscire a dire niente.

Nei vari manuali di scrittura e nei blog ho letto molti consigli su come superarlo. C’è chi invita a pensare ad una parola a caso e a concentrarsi su di essa per giungere a quello che ci interessa. Chi consiglia di cominciare a pensare al protagonista e, tramite termini anche stridenti, disegnarne un profilo. In entrambi i casi, quello che si è scritto può anche essere eliminato successivamente. Ciò che importa è aver rotto gli indugi.

Personalmente, utilizzo un metodo diverso che, almeno fino ad ora, non mi ha mai deluso. Semplicemente penso a quello che è solo una prima idea vaga di inizio e di trama e mi immagino le sensazioni tattili, gli odori, il sole che accarezza la pelle o l’umido della nebbia che penetra nelle ossa. Magari, figurandomi luoghi che conosco. Ad esempio, parlando del monaco del mio prossimo romanzo, Eclissi di sangue, ho immaginato il protagonista, un monaco, che sale verso il monastero. L’immagine, ben stampata nella memoria, è quella dell’antica mulattiera in pietra che sale solitaria nella foresta di Vallombrosa, vicino a dove abito. Un posto che conosco molto bene. E conosco gli odori del bosco, quello acre della terra, quello del muschio che ricopre le pietre, la nebbia fitta e carica di umidità che ti assale d’autunno, un sole che non ce la fa a penetrare, il respiro affannoso della salita. La prima scena è pronta. Non devo far altro che vederla tramite gli occhi e il corpo del mio personaggio e del suo giovane accompagnatore. Ad un certo punto parlano e il loro dialogo anticipa quella che accadrà. Il resto vien da sè.

Si tratta di un metodo che si può generalizzare? In tutta sincerità, non lo so. Io ricordo molto più facilmente certe sensazioni tattili, olfattive, ecc. Ma chi non ha questo genere di memoria sensitiva può, forse, utilizzare altri “agganci”. In ogni caso, consiglierei di partire da qualche immagine, qualcosa che si conosce bene, da una sensazione.

 

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Posted 12/11/2015 by Claudio in category "Le tecniche

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