novembre 27

Il personaggio come chiave per coinvolgere il lettore

Il personaggio come chiave per coinvolgere il lettoreUna storia deve essere vissuta da qualcuno. E questo qualcuno deve essere sufficientemente interessante da attirare l’attenzione di chi legge e da fargli desiderare di identificarsi con lui. Per raggiungere questo scopo, bisogna che esso sia riconoscibile dal lettore, che abbia dei tratti in comune con lui e con la sua esperienza, sia esso un monaco medievale, un abitante di New York, un alieno o un supereroe. Anzi, in quest’ultimo caso, è bene che abbia anche qualche punto debole. Nessuno di noi è invincibile e perfetto e un personaggio del genere risulterebbe alla fine, decisamente noioso oltre che al di fuori della nostra portata. Achille deve avere un tallone vulnerabile e Superman la sua kryptonite. Se il lettore non si identifica nel personaggio, non ci sarà sufficiente tensione e, di conseguenza, il romanzo sarà destinato al fallimento.

Un buon personaggio non deve essere rigido. Non c’è niente di peggio di un protagonista che è schiacciato sul proprio ruolo, come una donna troppo effeminata, un investigatore duro e incorruttibile, così come l’uomo di Dio sempre santo e pio di certe cronache medievali. Un personaggio che si rispetti deve avere una profondità psicologica, deve avere un suo vissuto interiore che ne giustifichi l’operato, che ne faccia comprendere l’agire.

Inoltre, egli si trova a vivere in una determinata società della quale può seguire o no le regole. Non possiamo non considerare che le sue azioni avranno delle ripercussioni nel mondo possibile della narrazione. Non solo. Un personaggio non potrà non esprimersi che con la lingua che lo caratterizza meglio dal punto di vista sociale, psicologico e storico. Anche astraendo da mondi possibili fantastici, ogni uomo è sempre figlio del suo tempo e con esso condivide passioni, credenze, linguaggio, strutture di pensiero e così via. Il mio monaco Anselmo, che si ritrova a indagare nel medioevo, per quanto di mente aperta, non può che pensare che come un uomo della sua epoca. Lo stesso vale per don Rodrigo, non a caso un borioso nobile spagnolo che agisce come tale o per Madame Bovary di Gustave Flaubert.

Ogni epoca ha avuto i suoi “eroi”, i suoi personaggi più rappresentativi. Non si tratta, naturalmente, di personaggi reali o realistici, ma spesso di idealizzazioni, di distorsioni, di caricature della realtà. L’antichità classica ha partorito i suoi Ulisse, Teseo, Enea. Il medioevo, Lancilotto e i Cavalieri della Tavola Rotonda, Orlando e così via fino ai nostri giorni. Specchio della nostra società in crisi di valori sono gli antieroi che, a differenza degli eroi classici, risultano essere degli sconfitti dalle avversità, dei perdenti, dei passivi. E di esempi ne abbiamo innumerevoli, da Zeno Cosini di Italo Svevo, incapace di smettere di fumare, a Antoine Roquentin di Jean Paul Sartre, nauseato di sé stesso e della propria esistenza. Dal ragioniere frustrato Fantozzi per giungere a Henry Hole, il commissario protagonista dei noir di Jo Nesbø, con gravi problemi di alcolismo. Al giorno d’oggi, si preferisce dare a un personaggio letterario una personalità più complessa di un tempo, quando si ricorreva molto più volentieri all’utilizzo di personaggi “tipo”. E questo perché sono venute meno molte barriere fra i ruoli di “buoni” e “cattivi”. Nessuno dei nostri personaggi, ormai, come capita nella vita reale, può più essere completamente “buono” o completamente “cattivo”. E, soprattutto, i personaggi sono uomini, non stereotipi. Con tutto quello che questo comporta, nel bene e, ancor di più, nel male.

In ogni caso, la cura dei personaggi richiede una grande attenzione. E i pensieri, le azioni, le parole dovranno essere coerenti con le caratteristiche che l’autore ha pensato per loro.

Consiglio di annotare su dei fogli a parte (io uso dei cartoncini) i dati anagrafici e le caratteristiche essenziali di ciascun personaggio e di tenerli accanto a voi mentre stendete il vostro romanzo. Saranno un riferimento fondamentale man mano creerete la vostra trama e scriverete il testo. Ovviamente, dovrete ristamparli o riscriverli a ogni modifica dei tratti del personaggio, però eviterete molti errori madornali, cambi di nomi e incongruenze e, soprattutto, avrete sotto controllo, in ogni momento, il vostro romanzo. E, cosa, non secondaria, eviterete di sprecare il vostro prezioso tempo in lunghe ricerche nel testo.


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Posted 27/11/2016 by Claudio in category "Il personaggio

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