novembre 24

Una trama o molte trame? Il programma narrativo di base

Una trama o molte trame? Il programma narrativo di basePropp, in quel testo fondamentale scritto nel 1928, la Morfologia della fiaba, ha individuato un’unica tipologia di narrazione che accomuna tutte le favole russe. Nei suoi studi ha identificato un numero limitato, trentuno per l’esattezza, di “funzioni“, intendendo con tale termine l’operato di un singolo personaggio che opera in un singolo contesto per lo svolgimento della storia.

Cosa c’entra uno studio di folklore e la fiaba, per giunta russa, con la narrazione? Il fatto è che, secondo Propp, le funzioni sono non solo limitate, ma la loro successione è sempre identica. Insomma, lo svolgimento degli eventi, la trama, non cambia mai. Continue reading

novembre 22

L’orrore della porta accanto. La lezione di Lovecraft e King

lettori09A occidente di Arkham le colline si innalzano all’improvviso, tra valli e boschi profondi che non hanno mai conosciuto la scure: vi sono macchie strette e buie dove gli alberi si inerpicano in maniera fantastica e ruscelli che non hanno mai visto la luce del sole. Sui pendii più dolci sorgono antiche fattorie di pietra e rozzi cottage coperti di musco che meditano da secoli sui segreti del New England, al riparo di grandi costoni di roccia: si tratta, per la maggior parte, di costruzioni ormai disabitate, con grandi comignoli in rovina e i fianchi d’embrice pericolosamente gonfi sotto i tetti bassi a doppio spiovente.

Quello che avete appena letto è l’incipit di uno dei più famosi racconti di Howard Phillips Lovecraft, Il colore venuto dallo spazio, scritto nell’ormai lontano 1927. Non mi stancherò mai di consigliare la lettura di Lovecraft per la capacità evocativa delle sue descrizioni. Dopo aver letto questo prima paragrafo, non siete curiosi di sapere cosa sta per accadere in un posto del genere, anche se l’autore non ha ancora accennato a niente? Continue reading

novembre 21

Fabula, intreccio, flash-back e… Ulisse

Fabula, intreccio, flash-back e... UlissePerdonatemi per il post un po’ più “scolastico” del solito, ma rispondo con piacere ad una domanda che mi è stata rivolta sulla struttura di un testo narrativo. Per scrivere un racconto o un romanzo bisogna immaginare una successione di azioni e di eventi coordinati logicamente fra di loro e disposti secondo un ordine cronologico.

Per rendere meglio l’idea, mi rifaccio ad un esempio chiaro per tutti: quello dell’Odissea, ovvero il poema attribuito ad Omero che racconta il peregrinare di Ulisse da Troia per tornare alla sua terra, Itaca.
Ebbene, la vicenda se raccontata in ordine cronologico, si svolgerebbe seguendo man mano le tappe del viaggio del nostro eroe fino a farlo giungere in patria, uccidere i Proci, farsi riconoscere da Penelope e così via. L’ordine appena posto era quello che Aristotele definiva fabula, mentre gli anglosassoni preferiscono il termine story. Un fatto, una scena, dietro l’altro nel loro avvicendarsi naturale. Continue reading

novembre 20

Scrivi quello che conosci!

lettori05 Una delle prime cose che dico in un laboratorio di scrittura (a proposito, vi siete già iscritti?) è quello che per me è un concetto basilare: “Non scrivete su argomenti che non conoscete”.
Sembrerebbe un’affermazione ovvia, ma non lo è. Prima di cominciare a pensare ai personaggi e alla trama, dobbiamo essere certi di conoscere pienamente l’argomento del quale andiamo a parlare. Non posso scrivere un giallo se non ho un minimo di cognizioni di balistica se parlo di armi di fuoco, di procedure investigative se il mio investigatore è un poliziotto, di quel periodo storico se mi accingo a scrivere un romanzo storico. E via di questo passo. Quindi, per prima cosa, documentatevi! E molto! Continue reading

novembre 19

Appunti sul personaggio-investigatore

scrivere04L’investigatore, il protagonista indiscusso del giallo, deve avere una personalità ben definita. Ormai, gli investigatori “tutti d’un pezzo”, infallibili e dotati di un’intelligenza superiore hanno fatto il loro tempo. Il lettore d’oggi pretende un personaggio più vicino a lui, con le sue caratteristiche, con una vita privata spesso problematica, con le sue debolezze e i suoi vizi. Insomma, qualcuno con cui meglio identificarsi.

Già Sherlock Holmes, nonostante la sua spietata lucidità, assume cocaina e morfina per combattere la depressione. Ma senza arrivare a tanto, Montalbano ha una storia sentimentale non semplice e ha una predilezione per la buona cucina; Maigret ama il calvados e la pipa; Nero Wolfe è un ottimo cuoco e coltiva orchidee nella sua abitazione newyorkese che non abbandona quasi mai. Pensiamo a cosa sarebbero i racconti di Agatha Christie senza le macchiette geniali di Hercule Poirot, con i suoi baffi, e Miss Murple.
Fino ad arrivare agli investigatori scandinavi sempre più problematici e in conflitto con un ambiente spesso ostile e degradato. Cito solo Henry Hole, il prodotto della penna del norvegese Jo Nesbo, il cui genio investigativo si scontra quotidianamente con la dipendenza dall’alcol. Continue reading

novembre 18

Le regole del giallo secondo Van Dine

libri06In questi giorni, sfogliando un vecchio libro,  mi sono ricapitati sotto gli occhi i quattordici principi che un vero giallista, secondo lo scrittore S. S. Van Dine, deve assolutamente osservare. Per chi non se lo ricordasse, Van Dine è stato il primo a pubblicare un giallo in Italia, La strana morte del signor Benson nella storica collana Mondadori con la copertina caratterizzata da quel colore che avrebbe dato il nome a tutto il genere. Era il lontano 1929.

Solo un anno prima, aveva pubblicato le quattordici regole. Ovviamente, molta acqua e molto inchiostro sono passati sotto i ponti. E anche la figura dell’investigatore è molto cambiata dal suo Philo Vance. Eppure, se ben li guardiamo, i principi da lui formulati rispondono ancora a criteri di buon senso. Intendiamoci: sono dell’opinione che le regole vadano infrante, seppur a ragion veduta. Il genio creativo non deve avere costrizioni. Ma bisogna anche affermare che, per chi è alle prime armi, imparare dall’esperienza dei maestri non è mai tempo sprecato. Continue reading

novembre 17

In principio era il verbo…. il tempo della narrazione

libri04Osservate qualsiasi testo. Noterete che il tempo maggiormente impiegato è il passato remoto. Più raramente, vengono utilizzati il presente e il passato remoto. Questo perché, in primo luogo, il passato remoto permette di raccontare la vicenda con il necessario distacco (vi ricordate la differenza fra autore e narratore?).

Il passato remoto è il tempo “normale” per parlare al passato. L’imperfetto, invece, dà l’idea di qualcosa che si prolunga nel tempo, della durata e, di conseguenza, rallenta il tempo della narrazione. Viceversa, il ritmo accelera se nel mezzo del testo si inserisce il presente che fa percepire gli eventi come immediati.
Un esempio del genere, con una contaminazione voluta fra imperfetto e presente, lo troviamo nel classico Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Continue reading

novembre 16

Detto per inciso. Virgole e virgolette, come usarle?

scrivere02Intervengo per rispondere ad alcuni quesiti che mi sono stati posti di recente riguardo l’uso della punteggiatura nei dialoghi.

Per prima cosa, la punteggiatura finale è, di regola, interna alle virgolette (esempio: «Sono tornato a casa subito.» oppure «Come stai?»). Alcuni editori, come Adelphi, preferiscono, invece, mettere i punti all’esterno. Non si tratta, quindi, di una legge assoluta. Precisiamo che ciò vale per il solo discorso diretto. Quando si tratta di una citazione collegata ad un’altra frase precedente o successiva, il punto scivola all’esterno. Continue reading

novembre 15

Per chi scriviamo, in fin dei conti?

scrivere03Non mi stanco mai di ripetere che, prima di prendere una penna in mano (o di pigiare il primo tasto sulla tastiera) dobbiamo chiederci per chi, in definitiva, stiamo scrivendo. A quale interlocutore ci rivolgiamo? Quale è il nostro lettore ideale?

Ho l’impressione che tanti scrittori alle prime armi che si accingono, ad esempio, a scrivere le loro vicende personali, non abbiano ben chiaro in mente che, se il loro obiettivo è quello di giungere alla pubblicazione, la scrittura è anche un’operazione commerciale. A meno che voi non vi presentiate con un assegno stretto fra i denti, l’editore al quale vi rivolgerete farà delle scelte fondate sulla sua esperienza e sulla sua percezione del mercato librario. Se, beninteso, non scriviate per voi stessi, dovete considerare che il frutto della vostra fatica possa interessare un pubblico potenziale. Chiedetevi perché dovrebbe spendere soldi per acquistare il vostro libro. Voi lo fareste? Continue reading

novembre 14

Terza persona limitata o terza persona onnisciente?

lettori03 Quando la voce narrante in terza persona è talmente immersa nel protagonista da limitare la sua azione e i suoi pensieri a quell’unico personaggio, si parla di terza persona limitata. Qualcuno preferisce usare il termine terza persona immersa. Il limite del protagonista, in questo caso, è che non è in grado di raccontare il punto di vista degli altri, né di conoscere i loro pensieri.

Il vantaggio di questo modo di narrare sta, in primo luogo, nel distacco dell’autore dal protagonista. Quest’ultimo può presentare e commentare gli altri personaggi coinvolti nella vicenda dal suo punto di vista, senza con ciò implicare la responsabilità dell’autore. Questo almeno in teoria, visto il lettore tende spesso a confondere autore e narratore, ruoli che dovrebbero, invece, rimanere ben separati. Da ultimo, non impedisce quel fondamentale percorso di identificazione del lettore nelle vicende e nella psicologia del protagonista. Continue reading