novembre 19

Appunti sul personaggio-investigatore

scrivere04L’investigatore, il protagonista indiscusso del giallo, deve avere una personalità ben definita. Ormai, gli investigatori “tutti d’un pezzo”, infallibili e dotati di un’intelligenza superiore hanno fatto il loro tempo. Il lettore d’oggi pretende un personaggio più vicino a lui, con le sue caratteristiche, con una vita privata spesso problematica, con le sue debolezze e i suoi vizi. Insomma, qualcuno con cui meglio identificarsi.

Già Sherlock Holmes, nonostante la sua spietata lucidità, assume cocaina e morfina per combattere la depressione. Ma senza arrivare a tanto, Montalbano ha una storia sentimentale non semplice e ha una predilezione per la buona cucina; Maigret ama il calvados e la pipa; Nero Wolfe è un ottimo cuoco e coltiva orchidee nella sua abitazione newyorkese che non abbandona quasi mai. Pensiamo a cosa sarebbero i racconti di Agatha Christie senza le macchiette geniali di Hercule Poirot, con i suoi baffi, e Miss Murple.
Fino ad arrivare agli investigatori scandinavi sempre più problematici e in conflitto con un ambiente spesso ostile e degradato. Cito solo Henry Hole, il prodotto della penna del norvegese Jo Nesbo, il cui genio investigativo si scontra quotidianamente con la dipendenza dall’alcol. Continue reading

novembre 18

Le regole del giallo secondo Van Dine

libri06In questi giorni, sfogliando un vecchio libro,  mi sono ricapitati sotto gli occhi i quattordici principi che un vero giallista, secondo lo scrittore S. S. Van Dine, deve assolutamente osservare. Per chi non se lo ricordasse, Van Dine è stato il primo a pubblicare un giallo in Italia, La strana morte del signor Benson nella storica collana Mondadori con la copertina caratterizzata da quel colore che avrebbe dato il nome a tutto il genere. Era il lontano 1929.

Solo un anno prima, aveva pubblicato le quattordici regole. Ovviamente, molta acqua e molto inchiostro sono passati sotto i ponti. E anche la figura dell’investigatore è molto cambiata dal suo Philo Vance. Eppure, se ben li guardiamo, i principi da lui formulati rispondono ancora a criteri di buon senso. Intendiamoci: sono dell’opinione che le regole vadano infrante, seppur a ragion veduta. Il genio creativo non deve avere costrizioni. Ma bisogna anche affermare che, per chi è alle prime armi, imparare dall’esperienza dei maestri non è mai tempo sprecato. Continue reading

novembre 17

In principio era il verbo…. il tempo della narrazione

libri04Osservate qualsiasi testo. Noterete che il tempo maggiormente impiegato è il passato remoto. Più raramente, vengono utilizzati il presente e il passato remoto. Questo perché, in primo luogo, il passato remoto permette di raccontare la vicenda con il necessario distacco (vi ricordate la differenza fra autore e narratore?).

Il passato remoto è il tempo “normale” per parlare al passato. L’imperfetto, invece, dà l’idea di qualcosa che si prolunga nel tempo, della durata e, di conseguenza, rallenta il tempo della narrazione. Viceversa, il ritmo accelera se nel mezzo del testo si inserisce il presente che fa percepire gli eventi come immediati.
Un esempio del genere, con una contaminazione voluta fra imperfetto e presente, lo troviamo nel classico Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Continue reading

novembre 16

Detto per inciso. Virgole e virgolette, come usarle?

scrivere02Intervengo per rispondere ad alcuni quesiti che mi sono stati posti di recente riguardo l’uso della punteggiatura nei dialoghi.

Per prima cosa, la punteggiatura finale è, di regola, interna alle virgolette (esempio: «Sono tornato a casa subito.» oppure «Come stai?»). Alcuni editori, come Adelphi, preferiscono, invece, mettere i punti all’esterno. Non si tratta, quindi, di una legge assoluta. Precisiamo che ciò vale per il solo discorso diretto. Quando si tratta di una citazione collegata ad un’altra frase precedente o successiva, il punto scivola all’esterno. Continue reading

novembre 15

Per chi scriviamo, in fin dei conti?

scrivere03Non mi stanco mai di ripetere che, prima di prendere una penna in mano (o di pigiare il primo tasto sulla tastiera) dobbiamo chiederci per chi, in definitiva, stiamo scrivendo. A quale interlocutore ci rivolgiamo? Quale è il nostro lettore ideale?

Ho l’impressione che tanti scrittori alle prime armi che si accingono, ad esempio, a scrivere le loro vicende personali, non abbiano ben chiaro in mente che, se il loro obiettivo è quello di giungere alla pubblicazione, la scrittura è anche un’operazione commerciale. A meno che voi non vi presentiate con un assegno stretto fra i denti, l’editore al quale vi rivolgerete farà delle scelte fondate sulla sua esperienza e sulla sua percezione del mercato librario. Se, beninteso, non scriviate per voi stessi, dovete considerare che il frutto della vostra fatica possa interessare un pubblico potenziale. Chiedetevi perché dovrebbe spendere soldi per acquistare il vostro libro. Voi lo fareste? Continue reading

novembre 14

Terza persona limitata o terza persona onnisciente?

lettori03 Quando la voce narrante in terza persona è talmente immersa nel protagonista da limitare la sua azione e i suoi pensieri a quell’unico personaggio, si parla di terza persona limitata. Qualcuno preferisce usare il termine terza persona immersa. Il limite del protagonista, in questo caso, è che non è in grado di raccontare il punto di vista degli altri, né di conoscere i loro pensieri.

Il vantaggio di questo modo di narrare sta, in primo luogo, nel distacco dell’autore dal protagonista. Quest’ultimo può presentare e commentare gli altri personaggi coinvolti nella vicenda dal suo punto di vista, senza con ciò implicare la responsabilità dell’autore. Questo almeno in teoria, visto il lettore tende spesso a confondere autore e narratore, ruoli che dovrebbero, invece, rimanere ben separati. Da ultimo, non impedisce quel fondamentale percorso di identificazione del lettore nelle vicende e nella psicologia del protagonista. Continue reading

novembre 13

Cosa dobbiamo sapere prima di proporre il nostro libro a un editore

libreriaHo spesso l’impressione che quando uno scrittore, specialmente alle prime armi, pensa ad un editore non abbia molto chiaro chi e cosa ha di fronte. Se dobbiamo interfacciarci con un editore, una libreria, un operatore del settore librario dobbiamo sgombrare la mente da molte idee da giudizi non aderenti alla realtà.

Per prima cosa, quello dell’editore, se si fa eccezione per i grandi gruppi industriali che stanno fagocitando il mercato, non è un mestiere remunerativo. Se davanti a voi avete il titolare di una piccola o media casa editrice, vi trovate di fronte una persona che tira avanti con grande difficoltà e che, spesso non è in grado di percepire uno stipendio se non saltuario. Paga con difficoltà i collaboratori, molti esterni. Va leggermente meglio, ma solo leggermente, nel caso che l’editore sia anche contemporaneamente uno stampatore. In questo caso, però, è facile che l’interesse verso la qualità e la distribuzione del prodotto libro soccomba a quello, ben più banale, di far girare le macchine di stampa. Un editore di questo genere tenderà, per sua natura, a chiedere il contributo per la pubblicazione, non importa se il cliente è un ente, un’azienda o un privato. Continue reading

novembre 12

Sbloccare il blocco

Vallombrosa01Quell’espressione innominabile, quel mostro che popola gli incubi di ogni scrittore. Mi riferisco al cosiddetto “blocco dello scrittore”, alla pagina bianca che rimane tale a dispetto di ogni tentativo. La frustrazione di chi scopre di non riuscire a dire niente.

Nei vari manuali di scrittura e nei blog ho letto molti consigli su come superarlo. C’è chi invita a pensare ad una parola a caso e a concentrarsi su di essa per giungere a quello che ci interessa. Chi consiglia di cominciare a pensare al protagonista e, tramite termini anche stridenti, disegnarne un profilo. In entrambi i casi, quello che si è scritto può anche essere eliminato successivamente. Ciò che importa è aver rotto gli indugi. Continue reading

novembre 11

Show, don’t tell!

scrivere01“Show don’t tell”, che in italiano si traduce con “Mostra, non raccontare” è una delle regole fondamentali della scrittura creativa. Questo perché far vedere come stanno le cose è molto più efficace che dirlo. Una scena vale più di mille parole.

Si può comunicare con effetto tramite dialoghi, gesti, azioni, piccoli dettagli, evocazioni. E farlo con immediatezza, senza costringere il lettore a pensare secondo schemi già definiti dall’autore, come quando si racconta una storia. Potrà così farsi una sua idea ed essere, di conseguenza, maggiormente coinvolto nella trama. Continue reading