novembre 23

Narrativa di viaggio: un primo approccio

Narrativa di viaggio: un primo approccioOggi parliamo di narrativa di viaggio. Il viaggio è un’esperienza personale. Il problema fondamentale per uno scrittore, anche nel caso di viaggi solo immaginati, è come condividere efficacemente questa esperienza, ovvero come prendere per mano il lettore e portarlo con sé. Sempre ammesso che, in un’epoca nella quale tutti, teoricamente, possono viaggiare e nella quale è semplice e immediato reperire informazioni, immagini e mappe di qualsiasi angolo del pianeta, abbia ancora senso scrivere di viaggi.

Diciamo subito che un libro di viaggi non è e non deve essere una guida turistica. Narrare un itinerario, per uno scrittore, significa anzitutto raccontare un’esperienza. In questo caso, il ruolo del viaggiatore è come quello del fotografo (e un libro di viaggi potrebbe anche abbracciare entrambe i mezzi espressivi, perché no?). Personalmente, diversi anni or sono ho frequentato dei corsi di fotografia. Mi ricordo una frase che il mio docente amava ripetere: «Se il risultato del vostro scatto è una cartolina, lasciate perdere. Molti altri l’hanno già fatto prima di voi». Sono parole che sottoscrivo in pieno anche per la narrativa. A cosa serve descrivere il già visto? Cosa aggiunge a quello che è già noto? E poi, in fin dei conti, a chi davvero interessa?

Nella narrativa di viaggio, il luogo è un protagonista indispensabile che si affianca alla figura dello scrittore. E ogni posto possiede un’anima, qualcosa che va al di là di ciò che si vede a prima vista. Ed è quello che il lettore si aspetta da un libro di viaggio. Altrimenti, avrebbe acquistato una guida turistica o reperito le sue informazioni su internet. Non basta, quindi, essere stato in un posto. Bisogna saperlo vedere e, soprattutto, saperlo raccontare. Penso che tutti abbiano ben presente la noia mortale della proiezione delle immagini dell’ultimo viaggio fatto da un parente o da un amico. Non è certamente questo il risultato che ci prefiggiamo. Quello che interessa è scavare nel profondo ed esprimere il vero spirito, l’autenticità dei luoghi visitati.

Anche il modo con cui viaggiamo o lo stesso mezzo di trasporto che utilizziamo possono diventare i protagonisti della nostra storia. I tempi, la percezione dei luoghi, la fisicità di un viaggio cambiano a seconda che noi viaggiamo in auto, in treno, a piedi o per nave come i maldestri protagonisti di Jerome K. Jerome, in barca.

Il giovane Ernesto Guevara, il futuro Che, nei suoi Notas de Viaje e Un gitano sedentario racconta il suo tour sudamericano in motocicletta. Da questi testi, Walter Salles ha tratto nel 2004 il suo famoso film I diari della motocicletta. Giorgio Bettinelli, dal 1997 al 2008 ha scritto molti libri nei quali descrive i suoi viaggi in giro per il mondo in sella alla sua Vespa.

On the road di Jack Kerouac (1922-1969) è il viaggio inconcludente fatto con l’autostop, senza una meta definita. Quest’opera ha ormai fissato indelebilmente nell’immaginario collettivo il rapporto fra due elementi: l’automobile e la lunga, infinita strada asfaltata americana.
Più di recente Paolo Rumiz, Francesco Altan e Emilio Rigati hanno raccontato nel libro
Tre uomini in bicicletta (2002) il loro scalcinato peregrinare a due ruote fra Trieste e Istanbul.
Molto è stato prodotto, anche di recente, per descrivere l’esperienza del viaggio a piedi, magari lungo le antiche vie di pellegrinaggio, da Werner Herzog a Enrico Brizzi.

Quale sia il mezzo di trasporto scelto, è importante che l’autore crei una mappa dei punti di riferimento del viaggio, punti che non devono coincidere con quelli turistici e quelli della segnaletica stradale. Dovete riuscire a comunicare le tracce che questi luoghi dotati di maggiore pregnanza hanno lasciato dentro di voi.


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Posted 23/11/2016 by Claudio in category "La narrativa di viaggio

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