ottobre 11

Il “mondo parallelo” del fantasy: istruzioni per l’uso

fantasy e mondo parallelo: istruzioni per l'usoScrivere un fantasy equivale, in definitiva, a creare un “mondo parallelo” dove ambientare la vicenda. Qui, l’autore, può sviluppare la sua fantasia come non mai. Bisogna, però, porre molta attenzione alla creazione di un sistema di regole e di leggi interne che rendano questo mondo coerente e tale da permettere al lettore di “sospendere l’incredulità”. Nel caso di questo genere di narrazione fantastica, la fantasia dell’autore ha, comunque, delle limitazioni perché il fantasy, dopo il successo dei libri di Tolkien e dei suoi imitatori, è ormai un genere fortemente codificato e i consumatori di questo tipo di romanzi, hanno delle aspettative ben precise.

Uno dei primi problemi che si pongono davanti allo scrittore, pertanto, è quello di descrivere il “mondo parallelo” e di far comprendere al lettore le regole che lo governano. Uno stratagemma è quello di anteporre un prologo alla narrazione con lo scopo di fornire alcuni elementi fondamentali per inquadrare l’ambiente nel quale si svolgerà la vicenda. È il classico metodo, utilizzato in qualsiasi forma di scrittura, per chiedere al lettore di “sospendere l’incredulità”. Un esempio famoso, per la sua brevità ed efficacia, ce lo fornisce lo stesso J.R.R. Tolkien con il suo incipit di Lo Hobbit:

In un buco nel terreno viveva uno hobbit.

Un metodo del genere ha, tuttavia, un difetto perché ci fa descrivere personaggi dei quali non abbiamo ancora alcuna forma di coinvolgimento emotivo. Bisogna, quindi, andarci cauti, soprattutto quando siamo tentati di infilare nel prologo molti nomi sconosciuti, creando confusione. Meglio, quindi, comunicare al lettore le informazioni, gli antefatti, i retroscena, in maniera graduale, cercando di trovare il giusto equilibrio per non spezzare e rallentare troppo il ritmo narrativo.

Particolare attenzione va posta nel definire le diverse razze o etnie che si trovano coinvolte nella vicenda. Elfi, hobbit, nani, uomini non parleranno lo stesso linguaggio e possederanno tutti delle caratteristiche proprie che li distinguono dagli altri. Tolkien stesso era un professore di filologia a Oxford e, come tale, è stato in grado di creare una struttura linguistica coerente con la quale i suoi personaggi potevano esprimersi.

Una componente fondamentale di un fantasy è la magia, la capacità di creare incantesimi che i protagonisti, spesso, acquisiscono solo a grande fatica. Ma un buon romanzo di genere deve definire con cura quali siano i limiti del ricorso alla magia. Come tutto il sistema di riferimento, anche questo elemento deve sottostare alla logica, alla coerenza del “mondo possibile” e delle convenzioni ormai codificate del genere, per non tradire il patto con il lettore e incrinare la sua “sospensione dell’incredulità”. Il ricorso alla magia non deve, soprattutto, essere utilizzato come facile espediente per risolvere i problemi dei protagonisti. Chi legge si aspetta che gli eventi si svolgano secondo una serie di regole condivise e di concatenazioni. Soprattutto, bisogna sapere a priori quali personaggi possono compiere incantesimi (che ne siano consapevoli o no) e con quali limitazioni. E poi adeguarsi a questo sistema di riferimento, senza scorciatoie.


Tag:, ,
Copyright Claudio Aita. Tutti i diritti riservati

Posted 11/10/2016 by Claudio in category "Il fantasy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *