novembre 22

L’orrore della porta accanto. La lezione di Lovecraft e King

lettori09A occidente di Arkham le colline si innalzano all’improvviso, tra valli e boschi profondi che non hanno mai conosciuto la scure: vi sono macchie strette e buie dove gli alberi si inerpicano in maniera fantastica e ruscelli che non hanno mai visto la luce del sole. Sui pendii più dolci sorgono antiche fattorie di pietra e rozzi cottage coperti di musco che meditano da secoli sui segreti del New England, al riparo di grandi costoni di roccia: si tratta, per la maggior parte, di costruzioni ormai disabitate, con grandi comignoli in rovina e i fianchi d’embrice pericolosamente gonfi sotto i tetti bassi a doppio spiovente.

Quello che avete appena letto è l’incipit di uno dei più famosi racconti di Howard Phillips Lovecraft, Il colore venuto dallo spazio, scritto nell’ormai lontano 1927. Non mi stancherò mai di consigliare la lettura di Lovecraft per la capacità evocativa delle sue descrizioni. Dopo aver letto questo prima paragrafo, non siete curiosi di sapere cosa sta per accadere in un posto del genere, anche se l’autore non ha ancora accennato a niente?

A parte il genio di Lovecraft (ripeto: leggetelo, assorbitelo!), mi interessa qui porre il fatto sulla collocazione “topografica” dell’orrore secondo questo autore. Gran parte delle terribili vicende che descrive nei suoi racconti, i luoghi dove il male senza tempo, l’orrore cosmico, si concretizza è, in pratica il giardino di casa sua, i luoghi dove è nato ed è vissuto. I luoghi descritti, i termini geografici, le cittadine coloniali che fanno da sfondo ai suoi scritti sono quelli a lui familiari di Providence, la sua città, e delle aree limitrofe.

Stesso discorso può essere fatto per il più famoso e longevo scrittore del genere horror, Stephen King. Chi lo conosce sa che è nato a Portland, nel Maine. Ed i suoi romanzi sono ambientati per buona parte proprio nel territorio di questo stato.

Qual è il motivo di questa scelta? A parte il postulato che sempre ripeto (“Scrivi quello che conosci”) c’è da dire che un mostro lontano ci coinvolge molto meno di quello che ci ritroviamo in casa o alla porta accanto. Ve lo immaginate Poltergeist, il famoso film, con i protagonisti intenti a lottare con un’apparizione soprannaturale di un’altra città? Quel film faceva paura perché l’orrore entrava a sconvolgere una tranquilla famiglia nella sua propria casa. Per giunta, costruita su un cimitero del quale non si sapeva nulla. Dobbiamo sentire il male vicino perché ci tocchi davvero. Altrimenti, basterebbero i telegiornali con il loro carico di morti assurde per farci cambiare, ma questo non avviene.

Bisogna che sia la normalità a rivoltarsi contro di noi, che le persone, gli oggetti che popolavano tranquillamente la nostra vita quotidiana si rivelino per qualcosa di insospettato e terribile. E Stephen King è stato un maestro in questo genere di trasformazioni. Il male più minaccioso, più terribile nasce dalla vita di ogni giorno, da quello che percepiamo più prossimo e inoffensivo. Pensiamo a Cujo, un cagnone apparentemente inoffensivo, al marito che diventa folle in Shining, e via di questo passo.


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Posted 22/11/2015 by Claudio in category "L'horror

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