novembre 18

Le regole del giallo secondo Van Dine

libri06In questi giorni, sfogliando un vecchio libro,  mi sono ricapitati sotto gli occhi i quattordici principi che un vero giallista, secondo lo scrittore S. S. Van Dine, deve assolutamente osservare. Per chi non se lo ricordasse, Van Dine è stato il primo a pubblicare un giallo in Italia, La strana morte del signor Benson nella storica collana Mondadori con la copertina caratterizzata da quel colore che avrebbe dato il nome a tutto il genere. Era il lontano 1929.

Solo un anno prima, aveva pubblicato le quattordici regole. Ovviamente, molta acqua e molto inchiostro sono passati sotto i ponti. E anche la figura dell’investigatore è molto cambiata dal suo Philo Vance. Eppure, se ben li guardiamo, i principi da lui formulati rispondono ancora a criteri di buon senso. Intendiamoci: sono dell’opinione che le regole vadano infrante, seppur a ragion veduta. Il genio creativo non deve avere costrizioni. Ma bisogna anche affermare che, per chi è alle prime armi, imparare dall’esperienza dei maestri non è mai tempo sprecato.

Ciò detto, eccole i famosi principi di Van Dine. Nonostante tanti aggiustamenti dovuti al tempo trascorso e al cambiamento dei gusti del pubblico, hanno ancora una loro validità. Buona lettura!

  1. Il lettore deve avere le stesse possibilità dell’investigatore di risolvere il mistero. Tutti gli indizi utili alla soluzione del caso devono essere elencati e descritti con chiarezza.
  2. Lo scrittore non deve usare sotterfugi per ingannare il lettore, ma limitarsi a trasmettere quelli che il criminale riserva all’investigatore.
  3. Il romanzo non deve contenere una storia d’amore troppo interessante.
  4. La storia non deve essere troppo lunga. Meglio non superare le 300 pagine per non far cadere la tensione.
  5. Il colpevole non deve essere né investigatore né un altro dei poliziotti implicati nell’indagine.
  6. Il colpevole deve essere scoperto attraverso una deduzione logica, non per caso o per un’immotivata confessione. Vietato anche il ricorso alla magia e al soprannaturale.
  7. Il giallo deve contemplare almeno un morto. I delitti minori, quali una rapina o un furto, anche se ingenti, non bastano a reggere la trama.
  8. L’investigatore deve essere uno solo, sia pure con l’aiuto di una “spalla” o di una struttura organizzata. Metterne in campo più di uno non è corretto.
  9. Il colpevole deve essere uno solo, anche se può avere dei complici. No alle società segrete e associazioni a delinquere.
  10. Il colpevole deve avere un ruolo di rilievo nella storia ed essere familiare al lettore.
  11. Il colpevole non deve essere un cameriere o comunque un membro della servitù.
  12. Il delitto non deve essere avvenuto per caso.
  13. La morte non deve essere stata provocata da suicidio.
  14. È bene evitare di scoprire il colpevole attraverso i seguenti espedienti già usati troppo in letteratura: la scoperta sul luogo del delitto di un mozzicone di sigaretta di una marca fumata soltanto dall’indiziato; il trucco della seduta spiritica contraffatta che spaventa il colpevole inducendolo a tradirsi; il cane che non abbaia rivelando che il colpevole è uno di famiglia; il caso del colpevole gemello o comunque sosia del principale indiziato; la scoperta che l’alibi dell’indiziato era rappresentato da un fantoccio; le impronte digitali contraffatte; l’uso di siringhe ipodermiche e bevande.

Cosa ne pensate? Ad onor del vero, vi posso citare gialli riuscitissimi e spesso famosi che hanno infranto queste regole. Confesso d averlo fatto anch’io, nel mio piccolo.

 

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Posted 18/11/2015 by Claudio in category "Il giallo e il noir

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