giugno 28

Le recensioni: Teodora. La figlia del Circo di Galatea Vaglio (Sonzogno)

Teodora. La figlia del Circo. Galatea Vaglio, Sonzogno
Teodora. La figlia del Circo. Galatea Vaglio, Sonzogno

Devo confessare di non essere un grande amante dei romanzi storici propriamente detti, prediligendo, semmai, i thriller ambientati nel passato. Essendo uno storico, come formazione, quando desidero informarmi su di un determinato personaggio o sul suo contesto, preferisco affidarmi ai manuali o ai saggi di qualche studioso accreditato. C’è sempre una sorta di sospetto, di ritrosia. E, se vogliamo dirla tutta, quando mi trovo davanti a un testo che si definisce “romanzo storico” mi aspetto anche una certa dose di noia.

Ebbene, la lettura del libro Teodora. La figlia del Circo di Mariangela Galatea Vaglio ha scosso le mie certezze, obbligando a ricredermi. La capacità tecnica ed evocativa dell’autrice è indiscutibile. Man mano si procede nella narrazione, senza riuscire a smettere di andare avanti, si ha la sensazione di vivere gli avvenimenti dall’interno. Pare quasi di trovarsi partecipi di fatti che stanno avvenendo qui e ora, che si svolgono proprio davanti ai nostri occhi. Scorrendo le pagine, ci troviamo catapultati nel mezzo della folla colorata di Costantinopoli, percepiamo chiaramente il rumore, gli odori, le fragranze di un mondo che sappiamo lontano ma che la Vaglio ci pone dinnanzi in tutta la sua naturalità. Un mondo fatto di contadini e gente comune, popolato da eunuchi, monaci, barbari, prostitute, pederasti, mendicanti, mercanti e così via. Un campionario di umanità variopinto ma infido che si nutre anche di discussioni, per noi incomprensibili, sulla natura di Cristo e della passione per i giochi del circo. E che è sempre pronto alla rivolta. Ma così si viveva in quell’incredibile e composita città che era Costantinopoli a cavallo fra il V e il VI secolo dopo Cristo. Nell’ombelico del mondo. Continua a leggere

novembre 12

Le recensioni: Ann Cleeves. L’isola dei cadaveri

le recensioni: ann cleeves l'isola dei cadaveriDevo confessare che quello che mi ha attirato del romanzo di Ann Cleeves, L’isola dei cadaveri, è stata la sua ambientazione estrema. La vicenda si svolge, infatti, nelle remote Shetland, un gruppo di isole a nord della Scozia. Una terra brulla e spoglia, senza alberi, continuamente battuta dal vento e dalle onde gelide del Mare del Nord. Un terra dura, insomma, dove tutto è essenziale. Devo dire che la descrizione che la Cleeves fa di questo angolo estremo del mondo, non mi ha deluso. Forse la narrazione, a tratti, può risultare troppo lenta, ma in quest’atmosfera rarefatta non poteva che essere così. In compenso, sono rimasto talmente affascinato da sentire la necessità di andare su Google Street per cercare di immedesimarmi con i miei occhi nella realtà di questa terra evocata nel libro. Anche se ho scoperto, come ammette lei stessa nelle note, che l’autrice si è presa qualche libertà topografica.

Allo stesso modo, è descritto con efficacia il carattere delle persone che abitano questo lembo estremo di terra, gente molto ospitale ma capace di serbare lontani e oscuri segreti e di sacrificare tutto per l’onore della famiglia. È in un contesto come questo che si svolge la vicenda. In una terra in apparenza addormentata, quasi immutabile, con un respiro rallentato. Eppure basta che una giovane archeologa, mentre scava alla ricerca di un edificio medievale, si imbatta in pochi frammenti d’ossa antichi che tutto l’equilibrio che da sempre ha retto la comunità, si infranga. E perché qualcuno si trovi nella necessità di ripristinarlo. Si tratta di resti antichi o la prova di un dramma molto più recente? Continua a leggere