gennaio 7

La revisione: quando, come e perché

  1. La revisione: quando, come e perchéAvete messo l’ultimo, fatidico punto. E non vedete l’ora di far leggere la vostra opera agli amici e magari, dopo una “riguardatina”, a qualche editore. Volete un consiglio? Non fatelo!

Il vostro lavoro non è finito, anzi è ancora ben lontano dalla conclusione. Quello che vi ritrovate per le mani è ancora materiale grezzo, una brutta copia, una prima stesura. C’è ancora molto da lavorare. E dovete farlo bene, perché senza una seria e attenta revisione rischiate di vanificare tutta la fatica fatta finora. E di ridurre al lumicino le vostre possibilità di essere pubblicati. Non basta una rilettura. Molti errori, incongruenze, problemi formali e nella trama continueranno a esserci. Nonostante tutti i vostri sforzi. Capita a tutti gli scrittori, anche a quelli più esperti. Per quante riletture facciate, non potrete mai venirne a capo. Per questo è importante affidare la revisione a qualche persona esterna, un amico competente, un editor, l’editore stesso che accetta di pubblicare. Ma non potrete essere voi. Ma prima di procedere in questo senso, dovete lavorare su questa benedetta (o maledetta) prima stesura.

Cosa dovete fare del vostro libro appena terminato? Semplice: dimenticatelo. Può sembrare un’assurdità: come si fa a lasciar perdere un testo al quale si è lavorato per mesi, se non per anni? Eppure è quello che dovete fare se volete che il vostro processo di revisione personale (prima di proporlo ad altri) non si riduca a qualche semplice modifica di ripetizioni, virgole o poco più. Lasciate decantare il testo, almeno fino a quando potrete riprenderlo in mano e leggerlo con occhi diversi, più distaccati. Quanto tempo deve decantare il il vostro libro? Non c’è una regola fissa. Una settimana? Un mese? Tre? Umberto Eco lascia fermi i suoi romanzi per un anno in un cassetto prima di riprenderli in mano. Ma lui è un professionista che ha fatto i soldi, quindi, diciamo, che se lo può permettere. L’ideale, per un comune mortale, sarebbe un lasso di tempo tale che, quando riprenderete le vostre “sudate carte” in mano non riconosciate nemmeno la vostra scrittura. Non occorre arrivare a tanto. Personalmente, dopo solo alcune settimane di distacco, mi trovo ad inorridire davanti a passaggi che, al momento della stesura mi sembravano efficaci. Aggiungo, comunque, che prima di mettere a riposo il mio manoscritto, mi curo di fare un passaggio veloce del testo con un correttore ortografico (e già lì mi accorgo di molti errori che mi erano sfuggiti) e faccio un’ultima lettura veloce al testo resistendo alla crisi di rigetto che viene naturale quando si mette la parola “fine” al libro.

Quando avrete fatto passare il fatidico periodo sabbatico, stampate il vostro testo, meglio se in doppia interlinea e rileggetelo lentamente. È sempre meglio lavorare sulla carta perché sullo schermo è più facile che scappino degli errori e per permettervi di identificarvi maggiormente con il vostro potenziale lettore. Per evitare che lo sguardo salti qualche riga, prendete un pezzo di cartoncino, possibilmente grigio o neuto, e della larghezza della pagina e usatelo per coprire le righe sotto quella che state leggendo e fatelo scorrere mano mano verso il basso.

In questa fase dovete verificare che il testo “funzioni” come era nelle vostre intenzioni, che la cronologia sia giusta, che i personaggi agiscano, parlino, pensino come dovrebbero. Che il ritmo della narrazione sia adeguato, non troppo lento, né eccessivamente veloce da non permettere di approfondire contesti e personaggi, che i dialoghi non siano troppo lunghi, che la punteggiatura sia corretta e così via. Il testo vi emoziona ancora? O ci sono delle parti più deboli che cambiereste o che addirittura togliereste? Avete mantenuto il patto con il lettore? Il finale appaga davvero le aspettative di chi legge? La storia scorre? I capitoli si interrompono al momento giusto per invogliare il lettore a proseguire? L’incipit è accattivante? Tutte le linee narrative sono portate alla loro conclusione?

Se avrete lavorato con attenzione alla prima stesura, meno lavoro sarà necessario per la revisione. Viceversa, meno tempo avrete impiegato nella stesura del vostro manoscritto, più tempo ci vorrà per la sua revisione. È una regola immutabile. Nel caso di un romanzo sarebbe bene procedere rileggendo ogni tanto i capitoli precedenti. Questo anche per verificare la coerenza della storia e se la trama funziona. Il consiglio è quello, come sempre, di effettuare la revisione sui testi stampati. Ma questo lavoro, se condotto con costanza sarà la premessa della buona riuscita della revisione finale che deve essere anche una verifica della coerenza di tutta la narrazione.

Quante revisioni sono necessarie? Non esiste una regola fissa, ma sicuramente bisognerà riguardare in maniera approfondita il vostro manoscritto più di una volta, magari concentrandosi di volta in volta su alcuni aspetti specifici. Anche in questo caso sarebbe bene lasciare riposare il testo un po’ prima di rileggerlo daccapo. In ogni caso, una redazione ben fatta deve portare ad una riduzione del testo. C’è chi l’ha quantificata in un -10%.


Tag:, ,

Copyright 2015-2017 Claudio Aita. Tutti i diritti riservati

Posted 07/01/2016 by Claudio in category "La revisione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *