agosto 7

Il romanzo d’amore: note introduttive

Il romanzo d'amore: note introduttiveIl romanzo rosa è un settore che occupa una fetta considerevole del mercato librario a livello mondiale. E che negli ultimi tempi ha subito un’evoluzione notevole. Se siete legati al cliché del romanzo d’amore come letteratura di evasione e spesso di bassa qualità, di consumo esclusivamente femminile e con un finale che non può che essere a lieto fine, è meglio che vi prepariate a modificare le vostre opinioni. Spesso, ormai il romanzo, che una volta si definiva semplicemente rosa, ricerca le contaminazioni con altri generi narrativi e assurge a livelli notevoli di complessità con ambizioni di alta letteratura.

Eppure, resiste una sorta di pregiudizio, secondo il quale leggere romanzi d’amore costituisca qualcosa, per così dire, di vergognoso e confinato al pubblico femminile. Resta da capire come mai, allora, nonostante la riluttanza di molti a dichiararsi lettori di questo genere di narrativa, i romanzi rosa vendano così tanto. Si potrebbe tranquillamente liquidare il problema affermando che, in Italia i lettori sono soprattutto di sesso femminile (leggono il 48% delle donne contro il 35% degli uomini, secondo i dati Istat 2015). Eppure, se andiamo ad analizzare le ricerche e i sondaggi effettuati dagli editori, scopriamo che i consumatori del genere sentimentale vantano spesso un’istruzione superiore e, di conseguenza, si tratta di un pubblico esigente. In gran parte femminile ma che spesso viaggia molto per lavoro e che ha una carriera alle spalle e che legge molto. Niente di più distante dal pregiudizio che vede le consumatrici di romanzi rosa fra le casalinghe annoiate e di bassa cultura .

C’è da dire che questo pubblico potenziale trae godimento dalla lettura di romanzi di questo genere che si prestano particolarmente, fra l’altro, ad una lettura in viaggio per le loro dimensioni che spesso sono sufficienti a coprire un tragitto in treno o un pomeriggio in spiaggia. E chi acquista un determinato prodotto, ha già le idee abbastanza chiare su cosa compra.

Ciò vale soprattutto per il romanzo rosa, quello tipico da edicola, per intenderci. Chi lo acquista, sa già di entrare in possesso di un prodotto standardizzato, come ribadito dall’uniformità delle copertine, dei titoli, delle dimensioni. Se la lettrice fidelizzata richiede certe caratteristiche, ha la ragionevole sicurezza che ciò che compra a scatola chiusa non si discosterà significativamente da quello che ha costituito fino ad allora la sua esperienza di consumatrice.

Per le sue caratteristiche, il romanzo d’amore, o rosa, almeno nella sua dimensione più commerciale, lo stile e il linguaggio deve risultare il più possibile semplice, con frasi brevi, con un numero di pagine non eccessivo, in ogni caso adeguato a un viaggio o a una giornata al mare. Di conseguenza, è meglio evitare descrizioni troppo dettagliate di personaggi e luoghi, così come sono da evitare termini astrusi. Dato che la vicenda ruota attorno ai due protagonisti, l’ambientazione non può essere particolarmente sviluppata, anche per motivi di spazio. Tuttavia, può essere fondamentale per caratterizzare delle collane. Pensiamo, ad esempio, a tutte quelle vicende amorose che vedono coinvolti medici e infermieri e che si svolgono, ovviamente, all’interno di un ospedale o di una clinica. Oppure le serie, come Twilight che vedono protagonisti dei vampiri, seppur resi più televisivi e svuotati di ogni connotazione inquietante.

Il linguaggio deve essere il più diretto possibile. Diversi editori leader del settore inorridiscono davanti a un manoscritto che denota uno stile personale troppo accentuato. Un autore che si cimenta nel settore dei romanzi rosa e che intende raggiungere il grande pubblico deve esercitare un notevole controllo sulla propria scrittura. Semplicità non è sinonimo di sciatteria.

Trattandosi di una lettura di evasione, la natura del romanzo rosa esige, di norma, il lieto fine. Anche se, c’è da dire, non è proprio questo il caso dei capolavori che vedono la protagonista travolta dall’amore. Avete presente come finiscono le storie di Emma Bovary e Anna Karenina, solo per citarne due? Ma qui siamo di fronte a pietre miliari della letteratura. Un editore odierno che riceve un manoscritto con una vicenda sentimentale con una fine infelice quanto meno storcerà la bocca. Altri, solo per questo, cestineranno il vostro lavoro. Sicuramente se il vostro obiettivo è quello di pubblicare per marchi editoriali come Harmony (emanazione nostrana della canadese Harlequin Enterprises Ltd) che esigono un’uniformità nel prodotto e nella trama, assolutamente, non prendono in considerazione proposte di pubblicazione che non finiscano nel più tranquillizzante dei modi. Ma, aggiungerei, che non è detto che un finale più sofferto non possa funzionare, soprattutto se ambite a un prodotto di livello più elevato. Scrivere vuol dire cercare di suscitare emozioni nel lettore e se il vostro finale causa un impatto emotivo, riuscendo magari a commuovere il vostro lettore, allora il romanzo può dirsi, molto probabilmente, riuscito. Non per nulla, la più famosa scrittrice italiana di romanzi rosa, Liala (pseudonimo coniato per Amalia Cambiasi Negretti addirittura da D’Annunzio, esordì nel lontano 1931 con un romanzo, Signorsì, era una storia che finiva drammaticamente con la morte del protagonista, un affascinante pilota d’aereo. Ciò non tolse che fu un successo clamoroso e l’inizio di una serie ininterrotta di bestseller.

In ogni caso, un romanzo d’amore classico ha una trama piuttosto semplice e lineare, con pochi momenti essenziali: l’incontro dei due protagonisti, un ostacolo che si frappone al loro amore, il superamento di questo impedimento, il lieto fine. Il ritmo deve essere sostenuto e deve spingere il lettore a divorare le pagine. La vicenda narrata, per appassionare, deve risultare plausibile. Insomma, se questo è il vostro genere, dovete dare la sensazione che la storia che state raccontando potrebbe davvero accadere.


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Posted 07/08/2016 by Claudio in category "Romanzi d'amore

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