giugno 29

Librerie, Firenze e la desertificazione. Il grande complotto

A Firenze, altre due librerie indipendenti stanno chiudendo. Altre seguiranno a breve. L’effetto dello sciagurato accordo Messaggerie-Feltrinelli, benedetto dall’Antitrust, sta facendo vedere tutti i suoi effetti. Le piccole librerie indipendenti, cui spesso è stato chiuso il conto, si trovano costrette ad acquistare il libri da grossisti con condizioni molto risicate e con maggiori costi di gestione rispetto alle catene. Per giunta, senza possibilità, quasi sempre, di pagamenti dilazionati (si paga in contrassegno o in contanti, insomma, libri che probabilmente non si venderanno mai. Puoi rendere i libri, è spesso vero, ma intanto i soldi glieli hai anticipati). Insomma non ce la possono fare.
Si può discutere se questa operazione di desertificazione del territorio voluto dai gruppi dominanti e ormai monopolisti sia intenzionale o no (per me si tratta di un progetto consapevolmente perseguito). Ma la realtà è davanti ai nostri occhi e Firenze non è altro che la cartina di tornasole di una situazione nazionale. Quella che era una capitale del libro, in pochi anni ha visto chiudere gran parte delle librerie. Le poche grandi rimaste (con l’unica eccezione della gloriosa Seeber, ora IBS+Libraccio) sono tutta roba loro… con quel che ne consegue, scarsa offerta di qualità e arroganza compresi.

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ottobre 15

Arrendiamoci!

lettura-italia-rapporto-annualeDopo le statistiche sulla lettura in Italia presentate dall’AIE alla Buchmesse di Francoforte, non possiamo far altro che alzare bandiera bianca e capitolare. E constatare che la guerra è irrimediabilmente persa.
Pur con qualche timido segnale di speranza, quello che emerge dal rapporto dell’Associazione Editori Italiani, è un paese che in massa ha rinunciato ormai alla lettura e ai libri, sotto qualsiasi forma. Solo il 40,5% degli italiani legge più di un libro all’anno. Niente, insomma. Sei italiani su dieci in pratica, non legge nemmeno una riga, al massimo guarda le figure se ci sono, incapace di dare una sola occhiata a quei segni di inchiostro stampati sulla pagina. In un solo anno abbiamo perso un 3,1% di lettori. Un dato terrificante, una disfatta, un crollo ormai verticale, irreversibile.

Insomma, ci troviamo ormai di fronte a un paese intero che non legge più. Esistono ancora delle sacche di resistenza, per buona parte concentrate nel Nordest. E qui, si segnalano in particolare Alto Adige e Friuli, ovvero due aree, non a caso, di etnia non italiana. Se non fosse per queste ultime sacche di resistenza, forse destinate a soccombere presto, le statistiche sarebbero addirittura ben peggiori.

Questo è una società che respinge la cultura ai margini della società, che la rifiuta ormai come un corpo estraneo. Che ricopre letteralmente d’oro calciatori e canzonettieri vari ma che precarizza e riduce in miseria chi osa occuparsi di cultura. Che diserta le librerie, ma riempie gli stadi e i luoghi dove si mangia e si beve. E una società che rifiuta i libri è una società che ha rinunciato a costruirsi un futuro migliore. Continue reading

novembre 16

Una tragedia tipicamente italiana: il piccolo libraio indipendente

libri01Abbiamo già accennato alla triste situazione dei piccoli e medi editori in Italia che si trovano di fronte agli effetti devastanti della crisi (nel nostro paese aggravata da mali storici e politici) e all’accentramento selvaggio di distribuzione e grandi industrie editoriali. Le cose non vanno poi molto meglio per le piccole librerie indipendenti, ormai ostaggio di gruppi praticamente monopolistici (come quello partorito dalla scellerata fusione PDE-Messaggerie, incredibilmente benedetta dall’Antitrust).

Ripeto che in Italia il prodotto libro non interessa a nessuno e che più della metà della popolazione del Paese legge meno (avete capito benissimo) di un libro all’anno. La crisi generale e quella del settore librario hanno determinato una contrazione notevole delle vendite. Molte librerie, di qualsiasi dimensione, hanno chiuso i battenti. Firenze, la realtà che conosco meglio, ha visto chiudere negli ultimi anni oltre trenta librerie, fra le quali le principali. Dilagano, invece, le grandi catene come la Feltrinelli. Altri aprono delle librerie che, in realtà, sono dei caffè che cercano una loro dignità come luoghi di cultura. Continue reading

novembre 13

Cosa dobbiamo sapere prima di proporre il nostro libro a un editore

libreriaHo spesso l’impressione che quando uno scrittore, specialmente alle prime armi, pensa ad un editore non abbia molto chiaro chi e cosa ha di fronte. Se dobbiamo interfacciarci con un editore, una libreria, un operatore del settore librario dobbiamo sgombrare la mente da molte idee da giudizi non aderenti alla realtà.

Per prima cosa, quello dell’editore, se si fa eccezione per i grandi gruppi industriali che stanno fagocitando il mercato, non è un mestiere remunerativo. Se davanti a voi avete il titolare di una piccola o media casa editrice, vi trovate di fronte una persona che tira avanti con grande difficoltà e che, spesso non è in grado di percepire uno stipendio se non saltuario. Paga con difficoltà i collaboratori, molti esterni. Va leggermente meglio, ma solo leggermente, nel caso che l’editore sia anche contemporaneamente uno stampatore. In questo caso, però, è facile che l’interesse verso la qualità e la distribuzione del prodotto libro soccomba a quello, ben più banale, di far girare le macchine di stampa. Un editore di questo genere tenderà, per sua natura, a chiedere il contributo per la pubblicazione, non importa se il cliente è un ente, un’azienda o un privato. Continue reading