novembre 13

Cosa dobbiamo sapere prima di proporre il nostro libro a un editore

libreriaHo spesso l’impressione che quando uno scrittore, specialmente alle prime armi, pensa ad un editore non abbia molto chiaro chi e cosa ha di fronte. Se dobbiamo interfacciarci con un editore, una libreria, un operatore del settore librario dobbiamo sgombrare la mente da molte idee da giudizi non aderenti alla realtà.

Per prima cosa, quello dell’editore, se si fa eccezione per i grandi gruppi industriali che stanno fagocitando il mercato, non è un mestiere remunerativo. Se davanti a voi avete il titolare di una piccola o media casa editrice, vi trovate di fronte una persona che tira avanti con grande difficoltà e che, spesso non è in grado di percepire uno stipendio se non saltuario. Paga con difficoltà i collaboratori, molti esterni. Va leggermente meglio, ma solo leggermente, nel caso che l’editore sia anche contemporaneamente uno stampatore. In questo caso, però, è facile che l’interesse verso la qualità e la distribuzione del prodotto libro soccomba a quello, ben più banale, di far girare le macchine di stampa. Un editore di questo genere tenderà, per sua natura, a chiedere il contributo per la pubblicazione, non importa se il cliente è un ente, un’azienda o un privato.

Diverso è il caso se si tratta di un editore puro, magari di qualità, ma di piccole dimensioni. Questo imprenditore, spesso con una prestigiosa storia alle spalle, ha visto crollare il fatturato negli ultimi anni anche del 50-70%, mentre molti suoi clienti hanno gettato la spugna. Il problema di fondo è che in Italia, storicamente, non si legge. Ogni anno vengono pubblicati circa 50.000 titoli, gran parte dei quali, non vendono niente. Oltre il 50% degli italiani legge meno di un libro all’anno! In definitiva, il mercato, non esiste. Le tirature sono calate sensibilmente e, se possibile, un editore cerca di stampare meno copie in digitale invece che in offset.

I distributori librari prendono normalmente il 55-60% del prezzo di copertina con pagamenti lunghissimi e con diritto di resa. Ciò significa che anche a distanza di anni i distributori possono rendere i libri in loro possesso che arrivano molte volte in condizioni tali da poter essere direttamente macerati. Le rese costituiscono di solito il 30% del venduto e il povero editore non può opporsi anche perché in Italia, dopo la fusione di PDE con Messaggerie, e Mondadori-Rizzoli, i distributori sono diventati dei monopolisti con la criminale benedizione dell’Antitrust. Si tratta di una situazione tutta italiana, visto che in altri paesi l’editoria e le librerie possono contare su un sostegno pubblico in considerazione della loro utilità sociale.
Tutto questo vuol dire, soprattutto, che l’editore quel 40-45% che gli rimane deve pagare i costi di stampa, di redazione, di promozione, di magazzino, di redazione, di spedizione, le bollette, le tasse, l’affitto, le copie omaggio (che sono tante se l’editore è serio) e via di questo passo. Con vendite in continuo calo.

Con queste premesse, non deve essere considerato uno scandalo la richiesta da parte dell’editore di un contributo alla stampa. L’importante è distinguere fra editori onesti e disonesti. I secondi sono quelli che incassano subito decantando, magari, le grandi qualità del tuo manoscritto che (ovviamente) non ha nemmeno bisogno di redazione, tanto è perfetto. Un editore che vi parla così vi sta fregando. Tutti i manoscritti hanno bisogno di una redazione feroce, se non di una solenne bocciatura (personalmente, ho massacrato i testi che mi sono stati presentati e sono stato ringraziato per questo dall’autore).

Pagare per pubblicare non è uno scandalo. Molti grandi scrittori hanno iniziato così e, inoltre, anche i grandi editori lo fanno, anche se non lo confesserebbero mai. Di conseguenza, a meno di un colpo di fortuna aiutato anche dalla vostra capacità, valutate anche questa via. Ovviamente, senza farvi rapinare.

Ponetevi, però, queste domande:
– Il mio libro verrà distribuito? Il codice isbn è importante, ma è anche necessario che l’editore si curi di inserire il vostro libro su Arianna, il database nazionale. Solo così la vostra opera sarà disponibile su tutti i siti di vendita online come Amazon e Ibs e sarà immediatamente visibile da qualsiasi libreria e grossista. Ciò non vuol dire che il libraio lo prenderà (nel caso di narrativa di marchi non industriali, questo è quasi impossibile), ma almeno siete sicuri di essere visibili.
– Il mio libro viene redazionato? Posso stare tranquillo che il prodotto che verrà pubblicato sarà all’altezza delle mie aspettative e non mi farà fare figuracce?
– Il mio libro verrà promosso? L’ufficio stampa della casa editrice si attiverà per inviare copie omaggio ai giornalisti? Ha dei contatti tali da potermi far avere delle recensioni? Il mio editore mi può garantire delle presentazioni?
– Che tipo di contratto sto firmando? Attenti ai trabocchetti e leggete attentamente quello che vi viene sottoposto. Vi consiglio, in primo luogo, di non accettare clausole che comportino diritti di prelazione o esclusiva anche per le prossime edizioni. A meno, beninteso che non si tratti di Mondadori o di qualcuno del genere. Non chiedete bollini Siae. Se lo fate, non vedrete mai il becco di un quattrino. Farsi pagare dagli editori è già difficile, inutile complicarsi la vita.
– A quanto ammontano i costi di stampa? Il mio personale consiglio è di diffidare di editori che sono anche stampatori. Questi cercheranno sempre di guadagnare con la stampa. Un editore puro, invece, fa una specie di gara fra gli stampatori e cercherà di ottenere il prezzo più basso. Se vi offrite di pagare la fattura dello stampatore, può darsi che otteniate di vedere il documento. Sperando, ovviamente, nell’onestà dell’editore.

 

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Posted 13/11/2015 by Claudio in category "Il mondo del libro", "Pubblicare un libro

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